Bologna,
5 dicembre 2009
Tavola rotonda
“REGOLARE LA
PUBBLICITà DELLE AUTO: se NE può almeno PARLARE?”
Noauto
ha organizzato a Bologna, durante il mefitico motor show, un incontro dal
titolo: «Regolare la pubblicità delle auto: se ne può almeno parlare?».
Dopo
le premesse di Elisabetta Tramonto, caporedattore di “Valori” (mensile di
economia sociale e finanza etica), che ha sottolineato l’importanza della
pubblicità e la sua influenza nel sostenere il “sistema” dell’auto, la parola è
passata a Massimiliano Bienati (Amici della terra), il quale ha evidenziato il
mancato rispetto delle norme di legge europee sulla pubblicità delle auto e sull’informazione al
consumatore. Secondo Bienati la violazione sistematica della direttiva
1999/94/CE relativa alla disponibilità
di informazioni sul risparmio di carburante e sulle emissioni di CO2 nega
al consumatore il diritto a un immediato
riconoscimento delle diseconomie d’uso e ambientali associate al
modello pubblicizzato. E’ inoltre necessario
intervenire con una modifica legislativa capace di assicurare un’adeguata
presenza dell’informativa su consumi e CO2 nelle inserzioni su carta stampata,
ad esempio, prescrivendo uno spazio minimo del 20% dedicato ai consumi e alle
emissioni di CO2, ed eventualmente estendendolo ad altri aspetti, come quello
della sicurezza, con l’utilizzo di un formato
grafico specifico che ne garantisca la leggibilità; anche la pubblicità
televisiva dovrebbe sottostare a regole analoghe.
G. Marletto
(NoAuto) ha fatto riferimento anche ad altre norme già esistenti in materia,
come quelle sulla sicurezza previste dal Codice di autodisciplina
pubblicitaria, sulla cui applicazione vigila il Comitato di controllo
dell’Istituto di autoregolazione della pubblicità (IAP). Alcune delle
segnalazioni di NoAuto riguardanti spot che incentivavano comportamenti di
guida pericolosi o scorretti sono state accolte. Infine ci sono le norme
generali sulla pubblicità ingannevole su cui dovrebbe vigilare l’Autorità
garante della concorrenza e del mercato (Antitrust). NoAuto anche su questo
aspetto ha già in passato avanzato delle segnalazioni per le pubblicità che
associano alle automobili termini come “verde”, “ecologico”, “rispettoso
dell’ambiente”, che alludono a benefici ambientali che le automobili non possono
generare. Resta invece da valutare se sia questo il caso anche delle pubblicità
che presentano le automobili in contesti che non sono quelli correnti d’uso
(deserti, laghi salati, strade di isolate, ecc.). In Francia questo genere di
spot è stato vietato dall’Autorità di regolazione professionale della
pubblicità.
Marletto
ha poi avanzato alcune proposte, tra cui quella di creare un fondo per la
promozione della mobilità alternativa all’automobile (a piedi, in bicicletta,
con i mezzi pubblici) e per l’informazione sui danni provocati dall’automobile
(ambientali, sanitari, sociali, economici). Il fondo – gestito da soggetti
associativi che promuovono una mobilità sostenibile) – dovrebbe essere
alimentato dal 5% della spesa pubblicitaria del settore automobilistico.
Tra
gli obiettivi vi è quello riprodurre anche per la pubblicità delle auto, il
percorso avutosi contro il fumo, introducendo messaggi come “riduci il tuo
consumo di energia e di ambiente, USA L'AUTO MENO CHE PUOI”; “la vita
sedentaria fa male alla tua salute, USA L'AUTO MENO CHE PUOI”; “non contribuire
al traffico e alla congestione, USA L'AUTO MENO CHE PUOI”; oppure“hai mai
calcolato quanto spendi per la tua automobile? USA L'AUTO MENO CHE PUOI”; ecc.
Successivamente
la parola è passata a Giuseppa Cassaniti Mastrojeni, presidente
dell’Associazione Familiari e Vittime della Strada (AIFVS), da anni impegnata
nella difesa del valore della vita e dei diritti delle vittime di quelli che
vengono definiti “incidenti” ma che spesso rappresentano veri e propri
“crimini”; la Cassaniti ha messo in luce la necessità di promuovere un maggiore
senso civico e il rispetto per gli altri, soprattutto attraverso un’educazione
adeguata, fin dall’infanzia. Anche la pubblicità gioca un ruolo importante in
questo senso e sono invece tantissimi i messaggi pubblicitari che vanno in
senso opposto, con slogan tipo "la strada è di chi se la prende" che
inneggiano al senso di potenza o alle emozioni di una guida spericolata. Tutto
ciò avviene con il silenzio delle istituzioni, che si mostrano incapaci di
porre un freno ad un’ecatombe che continuerà ancora chissà per quanto. Tra le
proposte vi è quella di utilizzare l’esistente servizio CISS viaggiare
informati per dare un’informazione realmente corretta e non limitata e parziale
come avviene attualmente.
Infine
dal pubblico sono state avanzate una serie di domande/proposte. A cosa serve
l'Antitrust se sono i cittadini a dover fare le segnalazioni? Come è possibile
che vengano omologati veicoli che vanno a 300 all'ora? Il mercato deve essere
limitato o lasciato in pace? Il tutto è parte di un tema più generale: nel
capitalismo tutto è merce. E la pubblicità, per vendere, propone stili di vita
devastanti.